A chi dare gli aiuti Pac?

lunedì 11 ottobre 2010
Può un ettaro adibito a campo da golf, o un esclusivo circolo di equitazione, beneficiare di un aiuto comunitario al pari di un’azienda agricola? O ancora, saranno giustificabili in futuro differenziali di premio basati su produzioni e rese del triennio 2000-2002 o anche lo stesso importo erogato tanto a chi vive di sola agricoltura quanto a chi dai campi ricava solo un reddito secondario, o addirittura irrilevante? Dare i premi della Politica agricola comunitaria solo alle vere imprese è l’obiettivo (non nuovo) che si prefigge un articolo dell’ultima riforma Pac, lasciando però la scelta (come capita sempre più spesso) agli Stati membri. E l’Italia, a sentire le ultime dichiarazioni del ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, intende raccogliere questa sfida.

«Una delle battaglie che prima o poi riusciremo a vincere in Europa – ha detto nei giorni scorsi Zaia – è quella di fare arrivare il denaro agli agricoltori visto che oggi il 70% delle risorse europee va a chi non vive veramente di agricoltura. I soldi devono andare ai contadini veri». Ancora più esplicito era stato il sottosegretario alle Politiche agricole, Antonio Buonfiglio, affermando, in occasione della conferenza economica della Cia a Lecce, che «occorre che le politiche di sostegno imparino a distinguere tra chi è imprenditore agricolo e chi percepisce un contributo agricolo». Ricordando proprio la possibilità concessa agli Stati membri dall’ultima riforma Pac di decidere, a partire dal prossimo anno, che i contributi comunitari siano riservati ai soli imprenditori agricoli a titolo principale. Una scelta che secondo Buonfiglio garantirebbe all’Italia un miliardo di euro in più per politiche nazionali di settore. Lo strumento per mettere in pratica le indicazioni manifestate dal ministro Zaia e dal sottosegretario Buonfiglio è l’articolo 28 del regolamento 73/2009 dell’ultima riforma comunitaria sui «requisiti minimi per il percepimento degli aiuti diretti ». Si tratta dell’articolo che contiene, al primo paragrafo, l’indicazione della soglia dei 100 euro annui elevabile a discrezione degli Stati membri. Il secondo paragrafo della norma in questione prevede che, a partire dal 2010, gli Stati membri possono stabilire «adeguati criteri oggettivi e non discriminatori per garantire che non siano concessi pagamenti diretti a una persona fisica o giuridica: le cui attività agricole costituiscano solo una parte irrilevante delle sue attività economiche globali; o la cui attività principale o il cui obiettivo sociale non sia l’esercizio di un’attività agricola». Secondo lo stesso regolamento comunitario poi, i diritti all’aiuto che non danno luogo a pagamenti per due anni consecutivi in seguito all’applicazione della soglia minima o dei «criteri oggettivi» citati sopra per l’esclusione di alcune aziende dal sistema dei pagamenti, sono riversati nella riserva nazionale.

Così gli Stati membri della Ue, in applicazione dell’articolo, possono decidere di stabilire dal prossimo anno attraverso criteri oggettivi quali siano le «vere » imprese agricole da continuare a premiare con gli incentivi comunitari e quali invece escludere dal sistema dei pagamenti diretti. Altro che disaccoppiamento o erosione degli aiuti da modulazione o articolo 68. Una rivoluzione potenziale ancora più ampia di quelle introdotte a suon di riforme da Agenda 2000 fino all’Health check, passando per la riforma Fischler e il disaccoppiamento. Un principio, quello di riservare gli aiuti Pac solo alle vere imprese, sul quale in teoria sono tutti d’accordo ma che nella pratica resta molto difficile da declinare. Parte dei 54 miliardi di euro annui del bilancio agricolo comunitario, dei quali circa sei riservati all’agricoltura italiana, finiscono spesso dispersi in aiuti e misure con obiettivi non agricoli. Una parte di questo problema riguarda anche la nuova politica di sviluppo rurale. Ma il cuore restano le inefficienze del sistema dei pagamenti diretti.

Un problema, quello della dispersione dei finanziamenti verso rivoli non agricoli, che la Commissione europea, nel tempo, ha provato ad affrontare in molti modi. Il più evidente è quello dell’introduzione di una soglia minima, economica o dimensionale, per poter accedere ai premi Pac. Resa finalmente obbligatoria con l’ultima riforma della Pac, la cosiddetta «verifica dello stato di salute» varata alla fine dello scorso anno e appena entrata in vigore. Dopo un lungo dibattito che ha visto anche l’intervento degli europarlamentari italiani per evitare una soglia minima obbligatoria per tutti di 250 euro (come proposto inizialmente da Bruxelles), il requisito minimo per poter beneficiare degli aiuti Pac è stato fissato a 100 euro. Una soglia già introdotta in Italia dall’ex ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro (oggi alla guida della commissione Agricoltura del Parlamento europeo), gradualmente, in due anni, e scattata definitivamente nel 2008. Escludendo così definitivamente dal sistema dei pagamenti diretti oltre 140mila aziende agricole italiane.

Ma oltre al requisito minimo obbligatorio dei 100 euro annui, a discrezione degli Stati membri si potranno introdurre soglie più elevate, parametrate sulle diverse realtà dei 27 partner.
 Per l’Italia, la soglia economica è fissata a 400 euro annui, mentre quella dimensionale è compresa tra 0,5 e 1 ettaro di superficie aziendale. Scaduto lo scorso 31 luglio il primo termine utile per decidere di elevare la soglia minima per accedere ai premi Pac, l’Italia può ancora decidere di attuare questa opzione. Si tratta di strumenti per alleggerire la burocrazia agricola e correggere storture e inefficienze del nuovo sistema dei pagamenti diretti. Tra le quali vale la pena ricordare quelle rilevate dalla Corte dei conti Ue all’indomani dell’entrata in vigore del disaccoppiamento e – per i Paesi che hanno scelto questa opzione – della regionalizzazione, con aiuti agricoli comunitari finiti a circoli di equitazione, campi da golf e scarpate ferroviarie.

Vodafone porta la banda larga nei piccoli comuni

giovedì 7 ottobre 2010
L'operatore telefonico si preoccupa di investire per la banda larga mobile anche nei piccoli centri.

Banda larga sempre più veloce, ma non solo nelle grandi città, che aumenta il digital divide fra i cittadini: con il nuovo piano di investimenti appena annunciato, Vodafone si preoccupa anche delle realtà periferiche.
Tale piano mostra ancora più chiaramente come i singoli operatori, svanita la possibilità (almeno in tempi brevi) di creare un'unica società per lo sviluppo della banda larga, andranno ognuno per la propria strada secondo strategie e risorse diverse.
Oggi la rete di Vodafone è dotata di tecnologia HSDPA a 14,4 Mbit/s nella quasi totalità della rete mobile di terza generazione e, con il servizio HSPA+ già avviato nelle grandi città, raggiungerà i 21,6 e anche i 28,8 Mbit/s, con la previsione di arrivare a 42 Mbit/s entro il 2011 e a 84 Mbit/s nel 2012.
Nell'ambito di questo piano di investimenti Vodafone ha lanciato il progetto 1.000 Comuni per coprire, a partire da gennaio 2011,almeno un comune al giorno nei prossimi tre anni (fino a un totale di mille) con un collegamento a 2 Mbit/s e privilegiando quelli totalmente privi di accesso in banda larga.
Allo stand della Panasonic al Ceatec di Tokyo, abbiamo potuto ammirare il futuro modello di telefono cellulare della casa di Osaka: il Lumix. Il nome vi farà pensare più a una fotocamera, che a un cellulare: e infatti questo Lumix, più che un telefono con fotocamera, è una fotocamera con telefono: è dotato di obiettivo da ben 13.2 MegaPixel, in aggiunta a tutte le varie funzioni tipiche delle fotocamere quali Flash ad alta intensità, Autofocus, Zoom e funzionalità di videocamera.
Dall’esterno sembra più una normalissima fotocamera digitale, ma è possibile far scorrere il display per estrarre il tastierino numerico e utilizzare le funzionalità di telefonia. Ovviamente dotato di schermo touchscreen, sistema operativo Android, e connettività Wi-Fi per trasferire in tempo reale le foto, questa Lumix arriverà i quattro colori: blu, rosa, nero e oro. E’ certamente una scelta originale, quella di unire i due dispositivi più usati in mobilità, e forse questa può essere una mossa azzeccata; vedremo come risponderà il mercato.
Rimanete sintonizzati per maggiori informazioni, per ora si sa solo che verrà lanciato in Giappone a marzoa un prezzo ufficiale di 600 dollari (che pero' nei negozi nipponici diventeranno non più di 100 grazie agli accordi con le ditte locali di telefonia mobile).


lumix mobile 2

Orchidee per Rosy Bindi

lunedì 4 ottobre 2010

Facebook si allea con Skype

giovedì 30 settembre 2010
Dalle pagine del social network si potrà telefonare e tenere videochat. E si chiameranno gli amici di Facebook da Skype.



L'obiettivo di Facebook è chiaro e dichiarato: fare del social network un punto di incontro delle varie tecnologie di comunicazione, così che gli utenti non debbano lasciare le pagine bordate di blu per comunicare tra loro.
In questa visione si inquadrano i recenti accordi che Facebook starebbe stringendo con Skype: ancora non ci sono annunci ufficiali, ma la collaborazione pare ormai certa e porterà all'integrazione dei servizi VoIP, SMS, chat vocale e Facebook Connect.
L'integrazione dei servizi farà sì che dai servizi di una piattaforma si possa passare a quelli dell'altra praticamente senza notare alcuna soluzione di continuità: dalle pagine di Facebook sarà possibile avviare una videochat, e dalla finestra di Skype contattare i propri "amici".
I primi frutti della collaborazione - che dovrebbe essere annunciata ufficialmente a breve - dovrebbero mostrarsi quando debutterà Skype 5, atteso entro poche settimane.

Caso Montecarlo, parla Fini

martedì 28 settembre 2010

Onore alla lealtà: sarà pure premier mister B, ma vale meno di zero, non merita di essere dov'è (perchè tutti sanno perchè è lì, e sicuro non per il senso di patria del nano o per svolgere il suo lavoro di Presidente del Consiglio).
Magari la mia voce non rintuona come gli "eco" mediatici di LIBERO e de IL GIORNALE, sicuramente e rimpugnantemente favoreggiati, ovvia spiegazione a tutti del motivo. Ma è giusto che dica la mia.
Ho sempre avuto occhi di riguardo verso un certo "parere" o parte, che si vuole, politico.
Ad oggi mi accorgo orgogliosamente di aver, aimè, sbagliato.
Ma meglio tardi che mai.
Nostalgia di Alleanza Nazionale, solidarietà a l' On. G. Fini.



Toilette

lunedì 27 settembre 2010
é piacevole sbagliare, soprattutto x chi sa di nn aver sbagliato!