I timidi segnali di ripresa dei prezzi registrati nelle ultime settimane nelle principali borse merci nazionali, da Milano a Foggia, non hanno illuso nessuno. Meno che mai i produttori di cereali, grano duro in particolare, che anche ora che le quotazioni sono tornate sopra i 170 euro alla tonnellata sono restii a vendere il prodotto. Prezzi troppo bassi che non coprono i costi produttivi, secondo gli agricoltori che così preferiscono scommettere su futuri rialzi, nonostante questa strategia sia stata attuata anche in passato senza ottenere i risultati sperati. Con la conseguenza che il nuovo raccolto rischia ora di andare a ingrossare ulteriormente le già consistenti giacenze della scorsa campagna. Per la cerealicoltura italiana è il secondo anno di profonda crisi, dopo la bolla dei prezzi esplosa nella primavera del 2008, quando le quotazioni erano praticamente tre volte quelle attuali. Una situazione della quale hanno beneficiato in pochi, almeno in Italia, visto che le quotazioni si sono rapidamente sgonfiate e, da allora, non sono più risalite. Anche la "ripresina" degli ultimi giorni è in realtà dovuta ai timori di una minore produzione di grano tenero in due aree chiave come Russia e Kazakhstan che hanno spinto al rialzo prima la borsa merci di Parigi e poi quella di Chicago, principale punto di riferimento mondiale. E in Italia il grano duro ha solo seguito, in misura minore, questa tendenza. Per capire le dimensioni della crisi bisogna guardare all'import di frumento nel 2009 e nei primi mesi di quest'anno: l'Italia, paese strutturalmente deficitario e primo importatore mondiale di frumento, lo scorso anno ha aumentato gli acquisti all'estero di quasi il 30% per il frumento duro e del 10,5% per il grano tenero. «Una tendenza destinata a rafforzarsi anche nel 2010, a causa dei problemi qualitativi legati agli indici di panificabilità per il grano tenero e allo scarso tenore proteico per il grano duro», dice il presidente di Italmopa, Umberto Sacco, convocato al ministero delle Politiche agricole insieme agli altri rappresentanti della filiera per fare il punto sulla nuova campagna. Nei primi quattro mesi 2010 l'import di grano è aumentato ancora del 17%. E sono cresciute anche le proteste della Coldiretti per l'eccessivo ricorso all'import di grano duro che, dice l'associazione, «mette a rischio la coltivazione anche in una regione come la Puglia considerata il granaio d'Italia». Per alleggerire la crisi il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha invece proposto alla Commissione Ue di attivare uno stoccaggio privato straordinario di un milione di tonnellate di grano duro, da finanziare con risorse comunitarie.
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