Canone Rai: imposta odiata e ritenuta ingiusta, ma che va pagata

giovedì 10 novembre 2011

Potete giurare di guardare solo dvd o di seguire esclusivamente le partite su Sky, ma se avete un televisore in casa non ci sono dubbi: pagare il canone Rai è obbligatorio. Nessuno è escluso, perché il regio decreto 246 del 1938, poi trasformato nella legge 880 del 1938 non prevede eccezioni: "Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento". Meglio non farsi ingannare dal nome "canone", però, perchè non si tratta di un abbonamento, bensì di una tassa. Anzi, la Corte Costituzionale lo ha definito un'imposta dal momento che il pagamento dovuto infatti non corrisponde necessariamente alla fruizione di un servizio ma dipende dal semplice possesso di un apparecchio. E anche su questo fronte non c'è molta chiarezza: il regio decreto — con particolare lungimiranza — non parla di radio o televisione, bensì di "apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive". Il che, nel 2012, significa computer, videofonini e quant'altro. La questione è stata posta all'Agenzia delle Entrate che a sua volta ha girato il problema al ministero delle Comunicazioni. «Il canone si paga sempre quando si possiede una tv, ma il ministero delle Comunicazioni non ha fatto ancora chiarezza sugli altri apparecchi», spiega Emmanuela Bertucci, avvocato di Aduc.
Ma allora, chi deve pagare? «Chiunque utilizzi un televisore, anche se non lo possiede: se due coinquilini hanno una sola tv entrambi devono pagare il canone — spiega l'avvocato Bertucci -. Invece, il pagamento si estende a più apparecchi di uno stesso proprietario e ai suoi familiari che abbiano la sua stessa residenza. In pratica, se una persona paga il canone, questo bollettino vale anche per la moglie e i figli. Ma se la moglie, per le ragioni più varie, ha un'altra residenza, allora devono pagare due volte». Se sugli apparecchi diversi dalla tv non sono arrivati chiarimenti, il sito della Rai non fa eccezioni in base all'apparecchio utilizzato.
Un problema che si pone anche per le aziende e per i liberi professionisti, che non possono fare a meno del pc, ma che lo usano per lavorare e non per seguire i programmi televisivi.
I controlli. Non appena si cambia residenza o nasce un nuovo nucleo familiare arriva il canone Rai da pagare. Poi arriva un sollecito, poi ancora un altro. Da quando non esiste più l'obbligo da parte dei rivenditori di segnalare chi acquista un apparecchio, l'elenco dei nominativi viene stilato incrociando i dati anagrafici con l'elenco degli abbonati. Dati che vengono girati ai 140 agenti sparsi per l'Italia. «Le comunicazioni vengono mandate a tappeto — spiega l'avvocato Bertucci-, ma se non si ha un apparecchio televisivo non è obbligatorio pagare. Si deve stare attenti al momento dei controlli però: spesso capita che l'agente chieda solo di poter lasciare il bollettino e chiede una firma per registrare la consegna. È bene leggere attentamente, perchè in realtà si sta firmando una dichiarazione di possesso dell'apparecchio. A quel punto la richiesta di pagamento è lecita». Se si cade in questo errore è possibile porre rimedio: «Si deve immediatamente mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno alla Rai spiegando quanto è accaduto e che ogni dichiarazione contenuta in quel documento non è vera». Diverso se a bussare è la Guardia di Finanza: «A quel punto si tratta di unaccertamento sull'evasione: i militari chiedono solo se si possiede un apparecchio, mentre il controllo dentro casa è possibile solo se viene dato il consenso dal proprietario o con un mandato del magistrato». Il controllo delle Fiamme gialle scaturisce l'accertamento dell'evasione cui consegue poi il recupero delle somme maggiorate dalle sanzioni tramite cartella esattoriale. Solo in caso di mancato pagamento (o mancata opposizione) della cartella esattoriale parte una procedura esecutiva, che può portare al pignoramento dei beni, ma non alla confisca.



In Autostrada senza biglietto

Perdere il biglietto del pedaggio autostradale: per molti è uno dei peggiori incubi di quando si è in viaggio e non crediate sia un evento così raro. Basta semplicemente ritirare il biglietto al casello e poggiarlo troppo vicino al finestrino in modo che durante il viaggio o alla prima sosta, il prezioso tagliando possa "prendere il volo".
Come comportarsi allora in quest'infausta eventualità? Fermarsi e cercare il dispettoso pezzo di carta è possibile, ma solo nel caso ci si trovi ancora nel punto dove abbiamo effettuato la sosta, mentre è ovviamente da escludere qualora ci si trovi in piena marcia, troppo pericoloso! Preso atto che il nostro biglietto non è più tra noi, sorge (inevitabile) il ragionevole timore di come effettuare il pagamento una volta giunti al casello d'uscita. Senza contare lo spauracchio del leggendario "casello più distante"; minaccia con la quale sono cresciute intere generazioni di automobilisti: chi entrava a Firenze arrivando a Roma sprovvisto di biglietto, doveva in ogni caso pagare da Milano!

La brutta notizia è che la norma non è cambiata: infatti secondo l'Art.176/16 CdS, per l'utente che "è sprovvisto del titolo di entrata, il pedaggio da corrispondere è calcolato dalla più lontana stazione di entrata per la classe del suo veicolo". A livello pratico, al casello d'uscita, previo intervento dell'operatore, ci verrebbe quindi consegnato uno scontrino di "mancato pagamento" con tutti i dati del veicolo (classe e targa), di transito (data, ora e casello di uscita) e l'importo da versare calcolato secondo quanto previsto dal Codice della Strada.
C'è però un buona, anzi ottima notizia: tutte le autostrade italiane prevedono la possibilità di compilare un'autocertificazione riguardante il casello effettivo di entrata, così che si possa pagare il corrispettivo realmente dovuto, il tutto senza alcuna maggiorazione anche online con carta di credito. Se qualcuno però pensa di poter il furbo per risparmiare sul pedaggio allora è il caso che raffreddi gli entusiasmi: le Società che gestiscono le autostrade possono infatti verificare che quanto dichiarato nell'autocertificazione corrisponda al vero; operazione semplice considerato il gran numero di telecamere presenti in ogni casello. Ovviamente, gli autori di "falsa testimonianza" vanno incontro a conseguenze ben poco piacevoli, anche penali.

un Windows Phone da 16 metri ed un manager da 10 milioni di vendite

mercoledì 9 novembre 2011

Un enorme smartphone campeggia a New York, mentre Microsoft strappa a Samsung il manager del Galaxy S II.

Microsoft non bada certo a spese pur di conquistare
sempre più utenti per il proprio sistema operativo  Windows Phone 7. L'ultima trovata è l'installazione  di un enorme Windows Phone, alto oltre 16 metri, i Herald Square a NY.

L'obiettivo? Pubblicizzare le novità di Windows Phone 7.5 Mango, lo stesso che equipaggia i Lumia di Nokia . Per assicurarsi un posto tra Android, iOS e BlackBerry , Microsoft è anche riuscita a strappare a Samsung l'artefice del lancio del Galaxy S II e del Galaxy Tab. Gavin Kim  è infatti il nuovo General Manager della divisione Windows Phone, e ha già dichiarato di voler «conquistare i cuori e le menti di consumatori, operatori, produttori di dispositivi, sviluppatori e partner».

Le aziende sbarcano su Google+

martedì 8 novembre 2011

Google lancia le "Pagine": imprese e marchi potranno tenersi direttamente in contatto con gli utenti.


google plus pagine
Dalle persone alle aziende: dopo aver puntato sugli utenti e le loro amicizie, ora Google+ strizza l'occhio a chi pensa di usare il social network come strumento di business.
Nasce in quest'ottica Pagine, l'ultima funzionalità di Google+: si tratta in sostanza di una versione particolare dei profili utilizzati dai singoli utenti, ma dedicata al mondo aziendale!





I social network - e tra questi ovviamente Facebook in primis - possono rappresentare una vetrina preziosa non solo per i grandi marchi ma anche per le attività più piccole: per questo motivo erano in molti ad attendere quest'ultima evoluzione offerta da Google.
E difatti le pagine di nomi noti come Pepsi e Toyota, ma anche quella della squadra di calcio del Barcellona e della Juventus, sono già apparse.


Rispetto ai normali profili, una pagina non può aggiungere qualcuno a una cerchia a meno che non sia stata essa stessa aggiunta per prima; le pagine non possono apporre il proprio +1, né utilizzare i giochi o le cerchie estese; inoltre la privacy è pubblica per impostazione predefinita.
Il punto di forza delle pagine sta però anche nell'integrazione con gli altri servizi di Google, e in particolare con il motore di ricerca: già ora (sebbene soltanto nella versione americana) digitando + nella casella di ricerca e poi il nome dell'azienda si viene indirizzati alla pagina Google+ dell'impresa stessa.
I titolari delle pagine potranno poi apprezzare - almeno nelle intenzioni di Google - i videoritrovi, per esempio al fine di presentare un nuovo prodotto a quanti si collegheranno al social network.

Anteprima del nuovo web-site.

Acer S3 = MacBook Air

lunedì 7 novembre 2011

Internet Explorer ha sempre meno utenti: sotto il 50%

sabato 5 novembre 2011

Il browser di Microsoft piace a meno del 50% dei naviganti. Crescono Chrome e Safari mobile.

Internet Explorer è sceso sotto la soglia psicologica del 50% degli utenti.
Un annuncio simile era già stato dato più di un anno fa da StatCounter
; ora NetMarketShare
 lo conferma, con nuovi dati.
Secondo NetMarketShare, la quota di utenti che usano il browser di Microsoft è pari al 49,59% (già nel 2010 StatCounter parlava di 49,87%); il secondo classificato è Firefox con il 22,51% degli utenti e inseguito da Chrome, con il 17,62% della torta.
Seguono poi Safari (5,43%), Opera (1,56%) e tutti gli altri, che complessivamente ammontano allo 0,25% degli utenti.
Secondo i dati di Statcounter del 2010, Firefox ammontava al 31,5% degli utenti e Chrome all'11,54%; secondo quelli odierni (sebbene sia necessario ricordare che provengono da due fonti diverse) il browser di Mozilla avrebbe quindi perso utenti, mentre quello di Google ne avrebbe guadagnati.
Questa evoluzione è peraltro in parte confermata anche da NetMarketShare, che da febbraio a ottobre 2011 ha registrato una sostanziale immobilità nella quota di utenti di Firefox, e una crescita consistente del numero di chi usa Chrome; secondo questa società sarebbe Chrome, dunque, ad aver eroso le quote di Internet Explorer.

A cambiare il panorama del mondo dei browser ha pensato anche l'avanzata dei dispositivi mobili: sempre più persone si connettono dallo smartphone o dal tablet, a volte ignorando completamente il PC, e moltissimi lo fanno da dispositivi Apple.
Ecco dunque che Safari diventa il re dei browser mobili con una quota pari al 62,17%; lo segue Opera Mini (18,65%) mentre in terza posizione c'è l'Android browser (13,12%). Gli altri si contendono le briciole.