Uno dei segreti di Apple? La catena di fornitura

venerdì 4 novembre 2011

In un interessante articolo pubblicato su BusinessWeek, si legge di uno dei segreti meglio custoditi di Cupertino. Un misto di intraprendenza,capacità e rapacità che ha consentito ad Apple di trasformare una normalissima catena d’approvvigionamento, supply chain in inglese, in un inimmaginabile vantaggio competitivo, a suon di pagamenti cash.
Il trucco, a quanto pare, consiste nel controllo maniacale di tutti gli aspetti che riguardano la catena:
stando a più di una dozzina di interviste con ex-impiegati, responsabili dei fornitori ed esperti di management vicini alle operazioni della società, Apple ha costruito un ecosistema chiuso in cui controlla quasi ogni tassello della catena di approvvigionamento, dal design fino al retail.
E d’altro canto, lo zampino di Tim Cook sulle Operazioni è evidente; l’attuale CEO Apple si è infatti guadagnato la stima di Steve Jobs proprio ottimizzando l’intero il flusso delle forniture,anticipando i bisogni futuri e assicurandosi le tecnologie e la componentistica vitali per il business. Un approccio molto aggressivo che funziona grazie alle spaventose riserve cash detenute nei forzieri di Cupertino e che ammontano a ben 81 miliardi di dollari. Ma facciamo qualche esempio.
Al tempo del lancio dell’iMac Bondi blue -e parliamo della fine degli anni ‘90- Steve Jobs si assicurò per 50 milioni di dollari i servizi dell’intero trasporto aereo statunitense sotto le festività, in un periodo storico in cui i competitor si avvalevano principalmente delle consegne via mare. Ciò, da apparente follia logistica, ha finito col creare diversi problemi a rivali come Compaq quando in seguito -loro stessi- hanno avuto bisogno del trasporto aereo. E parimenti, durante il lancio di iPhone 4 o iPad 2, Apple aveva occupato talmente tante macchine e produttori coi suoi dispositivi da non lasciare praticamente risorse agli altri:
Questa tattica assicura la disponibilità di prezzi bassi per Apple e talvolta finisce col limitare le opzioni per tutti gli altri. Prima del rilascio di iPhone 4 nel giugno del 2010, rivali come HTC non riuscivano ad accaparrarsi gli schermi che gli servivano poiché i produttori erano troppo occupati a onorare gli impegni presi con Apple, secondo un ex-manager di HTC.
E che dire delle fluttuazioni che Apple, col suo modus operandi, è riuscita a provocare nel mercato delle memorie flash a livello globale? In fin dei conti, è la solita, maniacale attenzione ai dettagli tipica di Cupertino; un’eccellenza condita con investimenti importanti su aspetti che normalmente vengono tralasciati in altri contesti. Per esempio, monitor digitali vengono disseminati ovunque nei magazzini per prevenire furti o perdite; il livello di efficienza del monitoraggio della domanda negli Apple Store, invece, consente di controllare la domanda con una granularità fino ad intervalli di un’ora, così da aggiustare il tiro con le consegne in tempi record. E a fornire la misura di tanta perfezione ci pensa Mike Fawkes, un ex supply-chain manager presso HP, secondo cui:
“L’esperienza nelle Operazioni è uno dei grandi asset di Apple, così come l’innovazione o il marketing. Hanno portato l’eccellenza operazionale ad un livello mai visto prima”.



Normalmente non abbiamo molta simpatia per la pratica della dietrologia, termine direttamente legato a quello della teoria del complotto, che indica il ricercare motivazioni nascoste che sarebbero all'origine di un avvenimento.
In questo caso però la coincidenza dei fatti è così evidente che stimola una riflessione.

Forse avrete già sentito raccontare delle esternazioni riguardanti Android riportate dalla biografia ufficiale di Steve Jobs.
Al di là di quel discorso, sul quale non vogliamo entrare, la biografia contiene anche dei passaggi molto interessanti riguardanti la formazione di Larry Page come CEO di Google, ed il percorso di trasformazione che la società di Mountain View sta attraversando.
Non è un mistero (lo stesso Page lo ha dichiarato nel suo messaggio di condoglianze a Jobs) che subito dopo che Larry Page assunse la carica di CEO di Google, Steve Jobs gli telefonò per congratularsi con lui e per offrirgli i suoi consigli personali su come gestire il futuro dell’azienda.
Dalla biografia (di cui al momento noi abbiamo letto solo degli estratti e non il testo completo) emerge poi che Page si recò a casa di Steve Jobs, che abitava a pochi isolati dalla sua, proprio per ricevere questi consigli.
Steve Jobs descrive l’incontro come segue [1]:
“Parlammo molto di focalizzazione e di scegliere le persone giuste. Come sapere di chi fidarsi, e come creare un team di luogotenenti su cui contare. Ho descritto gli ostacoli che avrebbe dovuto affrontare per preservare l’azienda dal diventare “floscia” e appesantita da “giocatori di serie B”. Il punto su cui ho insistito maggiormente era la focalizzazione. - Cerca di capire cosa Google vuole diventare da grande. Ora tutto è mostrato sulla mappa. Quali sono i cinque prodotti sui quali vuoi puntare? Sbarazzati del resto perché non fanno altro che tirarti giù. Ti fanno diventare come Microsoft. Ti costringono a tirare fuori prodotti che sono adeguati ma non eccezionali”.
[1] il testo è liberamente tradotto e parafrasato 

Da entrambi i discorsi agli azionisti fatti da Larry Page quest’anno (Q2-2011 e Q3-2011) saltano fuori esattamente questi consigli di Steve Jobs.
Larry ha parlato di focus e della necessità di chiudere alcuni progetti (leggi tagliare i rami secchi) per permettere a Google di crescere puntando su una strategia chiara. Ha parlato delle prospettive future dell’azienda, e di come Google, nei prossimi anni, non sarà la stessa di oggi. Ha parlato infine della necessità di trovare un equilibrio nelle risorse e nel numero di dipendenti.
Tutto ciò che Larry Page ha detto è stato anche fatto.
Google ha chiuso diversi prodotti e sta puntando su altri. Piano piano possiamo quasi intravedere una strategia basata sui prodotti a forma di cono. Al vertice vediamo Google+ e, immediatamente sotto, la RicercaAndroid e Maps, sotto ancora Docs,  Gmail, e così via.
Naturalmente non è tutto così semplice. Primo perché la mia suddivisione è essenzialmente una mia illazione che non rispecchia necessariamente le priorità di Google. Secondo perché diversi prodotti si integrano in altri.  Ad ogni modo il senso è questo.

Chiaramente Google sta attraversando un intenso processo di cambiamento che, oltre ai punti già menzionati, include anche il design dei prodotti, e gli sforzi per comunicare al mondo esterno che Google non è più solo un’azienda che punta al search, ma un'azienda di prodotti di consumo.
Questa è peraltro una fase delicatissima in quanto quello che c’è in gioco oltre al successo (che comunque Google ha più che già ottenuto) è l’identità stessa dell’azienda.
Google è nata, si è sviluppata ed ha avuto successo per la sua identità geek, per essere l’espressione, sotto ogni punto di vista, della cultura geek. Lo si vede nella loro storica vicinanza al mondo open source, nel design (quello vecchio) spartano, nella predilezione per la sperimentazione che ha portato a creare innumerevoli prodotti senza scopo apparente ma amatissimi dagli utenti.

Cosa cambierà di tutto questo nella nuova Google?
Qualcosa lo farà sicuramente; il design è diventato più maturo, molti progetti sono stati cancellati ed altri verranno assorbiti da altre linee di prodotto.
Google dovrà però cercare di mantenere i capisaldi che definiscono la loro identità e la loro cultura aziendale perché, come spesso si dice, se ti dimentichi chi sei non puoi sapere dove andrai.
Al momento pare che Google stia gestendo questo processo nel migliore dei modi e che, nonostante lo spirito e la faccia più maturi e qualche “sonaglino” in meno, l’azienda stia comunque riuscendo a restare se stessa.
Tuttavia, per quanto rapido è il processo, questo è solo l’inizio.
Come vedete voi Google tra 5 anni?

Quanto costerebbe la benzina senza accise!?!

giovedì 3 novembre 2011

E' di questi giorni l'annuncio di un ulteriore aumento delle "accise" sui carburanti deciso dall'Agenzia delle Dogane per far fronte alle recenti inondazioni che hanno colpito Liguria e Toscana e che hanno portato il Governo a dichiarare lo "stato di emergenza".
La tassa, che resterà in vigore fino al 31 dicembre prossimo, prevede un aumento di 8,9 Euro ogni mille litri di benzina e gasolio acquistati e, nella pratica, si traduce con un aumento alla pompa di 1 - 1,1 centesimi al litro. Ma come funziona la tassazione italiana sui carburanti? Oltre all'IVA del 21% sono infatti comprese non poche tasse "extra" che nel corso dei decenni si sono sommate per coprire i costi di svariate "emergenze": guerre, inondazioni, terremoti e crisi varie.
La storia inizia nel lontanissimo 1935, quando il Regime Fascista decise di scatenare la guerra per la conquista dell'Etiopia. Per far fronte alle sanzioni comminate per questo atto dalla Società delle Nazioni, il Governo decise di introdurre una tassa di 1,9 lire per ogni litro di carburante acquistato.

Nel corso degli anni si è ricorso molte altre volte a tale strumento, con questa cronologia degli eventi più importanti:

   0,007 Euro per la crisi di Suez del 1956
   0,005 Euro per il disastro del Vajont del 1963
   0,005 Euro per l'alluvione di Firenze del 1966
   0,005 Euro per il terremoto del Belice del 1968
   0,051 Euro per il terremoto del Friuli del 1976
   0,039 Euro per il terremoto dell'Irpinia del 1980
   0,106 Euro per la guerra del Libano del 1983
   0,011 Euro per il finanziamento della missione UNMIBH in Bosnia Erzegovina del 1996
   0,020 Euro per il rinnovo del contratto degli "autoferrotranvieri" del 2004
   0,005 Euro per l'acquisto di autobus ecologici nel 2005
   0,007 Euro per il finanziamento alla cultura nel 2011
   0.040 Euro per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011

E ad emergenza rientrata? Ovvio: non si tocca nulla, gli aumenti restano e gli automobilisti di oggi continuano a pagare le "crisi" di oltre 50 anni di Storia. Alla fine la somma di tutte le accise ci costa 0,6221 Euro in più per ogni litro di benzina e 0,4811 Euro per ogni litro di gasolio. Considerando un prezzo alla pompa di circa 1,64 Euro/litro di benzina e 1,45 Euro/litro di gasolio, si scopre che un litro di "verde" costerebbe, senza l'intervento dello Stato, soli 0,733 Euro/litro + IVA al 21%= 1,02 Euro/litro e gasolio a 0,97 Euro/litro.
Lo fareste il pieno!?

C'è ancora spazio per ulteriori sistemi operativi nell'affollato scenario mobile? Secondo Mark Shuttleworth, boss di Canonical, c'è sempre spazio quando si parla di software libero. La società dell'imprenditore sudafricano sta attualmente lavorando sulle versioni mobile di Ubuntu per smartphone, tablet e dispositivi embedded.
A quanto pare il passaggio al mobile avverrà dalla versione 14.04 di Ubuntu, in arrivo tra un paio d'anni. Il sistema operativo potrà girare tranquillamente su processori Intel, AMD e chip ARM. Supporterà interfacce multi-touch e display di varie dimensioni, per finire anche dentro smart TV e gadget riservati al settore automobilistico.
Sul proprio blog personale Shuttleworth ricorda che Unity, la discussa interfaccia desktop proposta da Ubuntu 11.10, era stata progettata proprio con questa nuova sfida in mente. Del resto, come riportano i dati recenti, il mondo sta cambiando ed oggi moltissime persone accedono a Internet passando semplicemente da un telefono.
Non solo personal computer e server x86, quindi, per la nota distribuzione Linux che tenta una nuova strada per uscire dalla nicchia in ambito consumer. Come noto, Canonical ha recentemente mandato in pensione l'esperimento Netbook Edition: versione separata incentrata sui computer portatili, nuovamente fusa con Ubuntu desktop.
Canonical non è comunque l'unico produttore ad utilizzare Linux in ambito mobile. Il codice del pinguino è alla base di Google Android, del WebOS HP e di Tizen, altro progetto sponsorizzato dalla Linux Foundation.

Apple iPhone 4s vs Samsung Galaxy S2

martedì 1 novembre 2011
Personalmente ho scelto Samsung s2

A Cupertino hanno depositato un brevetto per l'editing video in aria. Funziona trasmettendo dati tra due device via bluetooth





Ricordate Minority Report? Nel film di Spielberg del 2002 Tom Cruise indagava la mente altrui muovendo oggetti virtuali in aria cercando corrispondenze. Spesso nel serial C.S.I. Miami succede lo stesso: Horatio Caine e colleghi muovono le mani in aria aprendo schermate, associando dati ed evidenziando dettagli per cercare rapidamente i killer negli archivi informatici. 


Non è fantascienza, anzi: già abbiamo visto cosa si può fare con Kinect e presto forse potremo interagire con i device in un modo simile anche grazie ad Apple, che ha appena depositato allo U.S. Patent and Trademark Office un brevetto molto intrigante. Si tratta di un sistema per comunicare con i dispositivi (facile pensare a iPhone e iPad) attraverso i gesti in aria. Il nome della tecnologia è Real Time Video Process Control Using Gestures e sembra sia indirizzata al controllo e all’editing di video. 


Ecco l'abstract: " Method and apparatus of interaction with and control of a video capture device are described. In the described embodiments, video are presented at a display, the display having contact or proximity sensing capabilities. A gesture can be sensed at or near the display in accordance with the video presented on the display, the gesture being associated with a first video processing operation. The video are modified in accordance with the first video processing operation in real time".



È ancora presto per capirne di più e per sapere se e come potrà essere utilizzato, ma a occhio si tratta di un possibile nuovo tool per iMovie e una manna dal cielo per chi vede la propria creatività mobilelimitata dai piccoli display. In effetti montare un video facendo tap sui 3,5" di un iPhone non è facile e le imprecisioni sono dietro ogni stacco. Se Apple deciderà di implementare questa tecnologia sui propri prodotti, si potranno lavorare le immagini di un video senza toccare il display ma muovendo le mani in aria e vedendo i risultati delle proprie azioni sullo schermo. Più comodo, più preciso e, immaginiamo, più divertente. 

Il processo viene reso possibile grazie a una videocamera remota che comunica con il dispositivo via bluetooth: in pratica per montare un video in air (e magari anche on air) servono due iPhone o due iPad, o uno e l'altro; il primo funge da dispositivo di controllo della telecamera e il secondo può essere usato per l'editing. 

Il limite, come possiamo immaginare, è la velocità di trasmissione dei dati, ma sembra che a Cupertino vogliano risolvere il problema rendendo il più possibile automatizzato il sistema, conl'identificazione automatica dei volti e degli oggetti nel filmato. La tecnologia riconosce le relazioni tra gli oggetti e confronta i loro movimenti.

Sarà così immediato, ad esempio, evidenziare un volto e zoomare su di esso velocemente. 
Un altro limite, ci vien da pensare, è ancora la precisione di un editing fatto sull'aria, ma qui speriamo di venire stupiti. 
Sempre più immateriale: con Siri si parla direttamente con l'intelligenza del telefonino bypassando i tasti, con questo sistema monteremo video senza toccare lo schermo. Le nostre mani, polsi, polpastrelli e articolazioni ringraziano, la rivoluzione è digitale nel vero senso della parola. La prossima magia sarà far sparire il cellulare?

Dopo Toshiba anche il colosso sud-coreano Samsung ha presentato in questi giorni un nuovo display con una risoluzione massima di 2560×1600 pixel in soli 10.1 pollici di diagonale. Ciò donerà ai tablet e netbook del prossimo futuro maggiore nitidezza e dettagli nei propri pannelli LCD. Non sarà solo la risoluzione la caratteristiche interessante di questo display Samsung, anche se è la caratteristica che si nota principalmente.

Presentato all’FDP International 2011 di Tokyo ecco il nuovo display Samsung da 10.1 pollici con risoluzione da 2560×1600 pixel. Quali altre sono le caratteristiche importanti di questo display?
Utilizza la tecnologia IGZO, cioè Indium Gallium Zinc Oxide, la quale offrirà una mobilità degli elettroni molto più elevata e 10 volte più veloce rispetto agli altri display, sempre secondo la società coreana. Ciò consentirà al produttore di ridurre le dimensioni dei display, di incrementare la velocità dei TFT ed anche la definizione.
Altri dettagli tecnici del display presentato da Samsung riguardano l’assorbimento energetico e la trasmittanza, le quali risultano essere rispettivamente di 2,6 W e del 3,8%.
Esso è dotato di un rapporto di contrasto di 500:1, di luminanza pari a 300 cd/m2 e gamma visualizzabile di colore maggiore del 70% rispetto alla tecnologia NTSC.
Questo display TFT è stato realizzato con dei processi leggermente diversi rispetto ai soliti pannelli TFT e con modalità PLS, la IPS di Samsung, la quale aumenta gli angoli di visibilità.
In poche parole un display potente ed ideali per i nostri dispositivi portatili, ideale per ogni esposizione di luce, angolo di visualizzazione e tanto altro. Chissà se presto lo vedremo nei nostri tablet Android, forse quando arriverà, nel 2012, un display con stessa risoluzione ma realizzato con tecnologia PenTile.