L’assicurazione dell’auto sparisce dal parabrezza

mercoledì 8 aprile 2015


Le telecamere leggeranno la targa per scoprire se è stata pagata. Dal 18 ottobre tutti gli “occhi elettronici” dovranno essere omologati

di Lorenza Castagneri - La Stampa 8 aprile 2015

Il Grande Fratello è tra noi che tutti i giorni ci mettiamo al volante per ogni spostamento. Se fino a ieri le telecamere che vigilano sulle strade italiane controllavano la presenza delle autorizzazioni per entrare in una zona a traffico limitato o di non superare i limiti di velocità, da domani potranno fare molto di più: scopriranno, per esempio, se abbiamo pagato l’assicurazione oppure rispettato gli obblighi della revisione. Come? Semplicemente attraverso la targa. Rendendo così inutile, per esempio, l’esibizione del tagliando dell’assicurazione che nei prossimi mesi gradualmente sparirà dai parabrezza delle auto. Lo scopo è chiaro: limitare le frodi, garantendo così la sicurezza collettiva.  

Chi non è in regola  
L’assicurazione per automobili e ciclomotori dovrebbe essere obbligatoria, è vero. Ma, negli ultimi anni, i numeri di chi evita di stipulare una polizza per le ragioni più diverse è schizzato in alto. Secondo Ania, l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici, in Italia si contano almeno 3 milioni e mezzo di veicoli non assicurati. In media l’8 per cento, il 13 nelle regioni del Sud, mentre in Europa la quota non supera il 4. L’ex ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi aveva parlato addirittura di 4 milioni di mezzi “fuorilegge”. In ogni caso, troppi. Per questo si è reso necessario un giro di vite. 

Entro il 18 ottobre, tutti gli occhi elettronici disseminati in città e lungo le autostrade dovranno essere omologati per poter comunicare se un veicolo è assicurato o no. Fino a oggi, il compito più impegnativo è toccato alle compagnie di assicurazioni. Avranno tempo fino al 18 aprile per intervenire sui loro database affinché l’aggiornamento delle informazioni in essi contenute avvenga in tempo reale. Insomma, la firma di una nuova polizza dovrà risultare immediatamente negli archivi digitali per evitare di farci incorrere in sanzioni. 

Percorso a tappe  
E’ un lungo percorso a tappe, fissato dal ministero dei Trasporti e dello Sviluppo economico, che prende le mosse da una norma contenuta nel decreto Liberalizzazioni del 2012. L’articolo 31 prevede la progressiva dematerializzazione dei documenti amministrativi. Tra questi c’è il tagliando per la responsabilità civile dei mezzi, che da sempre siamo abituati a esibire sul parabrezza dei veicoli. Dal 18 ottobre diventerà completamente virtuale. A verificare se abbiamo pagato o no ci penseranno i nuovi sistemi di controllo della targa, a regime dallo stesso giorno, che potranno svelare anche se il nostro mezzo è in regola con la revisione e il pagamento del bollo. «Sarà una specie di Big Bang», lo definisce Rossella Sebastiani, del servizio normativa auto di Ania, ente che dal 2010 spinge per il passaggio dal contrassegno cartaceo, facile da falsificare, a uno “elettronico”, il cui pagamento è praticamente impossibile da evadere. 

Per il momento, in molte città, i corpi di polizia municipale sono già dotati di apparecchiature come il Targa system che associa la targa del mezzo con possibili violazioni, tra cui quelle relative all’assicurazione. Ma tra sei mesi non sarà più necessaria la presenza di un agente o di una pattuglia per effettuare questo tipo di verifiche. Basterà affidarsi al velox, alle telecamere delle Ztl, ai tutor. 

Il giro di vite  
Il risultato: gli accertamenti saranno molto più massicci e puntuali. Per chi non è assicurato, sfuggire ai nuovi controlli sarà davvero una questione di fortuna. Le sanzioni? Da da 841 a 3.366 euro, oltre al sequestro del veicolo. 

Manca, però, ancora una modifica al Codice della strada, come spiega Sebastiani: «In base alla normativa attuale, i sistemi di controllo del traffico dove non c’è presenza umana, come appunto gli autovelox, non possono essere impiegati per sanzionare chi non è assicurato, se contemporaneamente non viene commessa un’altra infrazione, per esempio l’eccesso di velocità. E’ necessario mettere mano al testo, se vogliamo che, a ottobre, i nuovi sistemi possano portare ai risultati che ci aspettiamo».  

Ecco "l'agri-drone" che rivoluziona l'agricoltura

venerdì 23 gennaio 2015
Nuove opportunità di lavoro si aprono per i giovani imprenditori.
droni agricoltura
Il 2014 da poco concluso è stato per molti versi "l'anno dei droni": se ne è parlato in abbondanza, sognando un mondo in cui sono proprio i droni a effettuare le consegne per conto dei giganti dell'e-commerce.
Se perché si avveri questo scenario dobbiamo aspettare ancora un po', per i droni ci sono applicazioni che già possono diventare realtà, come l'utilizzo in ambito agricolo.
Già lo scorso luglio la Technology Review del MIT aveva indicato l'uso in agricoltura dei droni come una delle tecnologie più importanti in quanto destinate a cambiare il modo in cui lavoriamo.
Grazie a questi strumenti nasce infatti la cosiddetta "agricoltura di precisione": i sensori permettono di individuare le necessità di ogni zona coltivata e l'agilità dei droni consente di intervenire in maniera mirata.
Gli interventi effettuati in questo modo, grazie alla superiore precisione avranno come effetto anche un uso più razionale dell'acqua e dei pesticidi: non a caso, proprio l'uso dei droni in agricoltura è il tema della prossima Roma Drone Conference, in programma per il prossimo 28 gennaio.
È evidente quindi come tutto ciò apra anche nuove possibilità di business per chi commercia i droni e per chi insegna a pilotarli.
In quest'ottica si inserisce l'iniziativa promossa da HobbyHobby e BioFly con quello che viene definito "un pacchetto chiavi-in-mano".
Si tratta di un progetto dedicato ai giovani imprenditori e che mira a fornire loro tutto il necessario per iniziare a utilizzare i droni in maniera produttiva: si va dall'acquisizione del drone (o APR: aeromobile a pilotaggio remoto) fino ai corsi di pilotaggio teorico e pratico, passando per l'ottenimento della necessaria autorizzazione da parte dell'ENAC.
Il tutto avviene utilizzando i droni della cinese DJI, e in particolare i modelli HH-Phantom 2 Term e HH-Inspire1 Term, modificata in Italia per essere adeguati alle normative dell'ENAC.
Drone, corsi teorico e pratico e autorizzazione si possono ottenere quindi per una cifra che si aggira intorno ai 5.000 euro: non indifferente per un privato, ma un investimento contenuto per un imprenditore che vuole sfruttare subito le competenze e gli strumenti in tal modo acquisiti.

BILL GATES DOCET: ciò che la scuola non insegna.

sabato 11 ottobre 2014

DIECI REGOLE SU CUI SI DOVREBBE DAVVERO...STUDIARE.
La vita non è tutta rose e fiori e bisogna imparare a prendersi le proprie responsabilità.

REGOLA 1 - La vita è ingiusta, bisogna abituarsi
REGOLA 2 - Al mondo non importa granché della vostra autostima. Piuttosto, si aspetta che combinate qualcosa, prima di poterne gioire voi stessi.
REGOLA 3 - Non si guadagnano 60.000 dollari all’anno appena usciti da scuola. Non ci saranno telefono e auto aziendale per voi, se non ve li sarete guadagnati.
REGOLA 4 - La vostra insegnante è dura con voi? Aspettate di avere un capo.
REGOLA 5 - Lavorare in un fast food non significa “abbassarsi”. I vostri nonni chiamavano situazioni simili “opportunità”.
REGOLA 6 - Se fate qualche guaio, non date la colpa ai vostri genitori. Basta piagnucolare, prendetevi le vostre responsabilità e imparate dai vostri errori.
REGOLA 7 - Prima della vostra nascita, i vostri genitori erano molto diversi da come li conoscete. Sono decisamente peggiorati a furia di pagare le vostre bollette, pulire i vostri vestiti e ripetere all’infinito quanto siete bravi e intelligenti. Quindi, prima di diventare vegani e andare a salvare le tartarughe, iniziate a pulire la vostra stanza e mettete in ordine tutto ciò che si trova al suo interno.
REGOLA 8 – A scuola può capitare che vi siano state date delle opportunità all’ultimo minuto per non essere bocciati. Scordatevelo nella vita reale!
REGOLA 9 - La vita non è divisa in quadrimestri, e durante l’estate bisogna darsi da fare quanto in inverno. E sono molto pochi i datori di lavoro disposti ad aiutarvi ad essere assunti: è una vostra responsabilità.
REGOLA 10 – Non fidatevi dei professionisti che si vedono nelle fiction televisive: non avrete così tanto tempo libero. Nella vita reale, le persone lasciano il caffè a metà e vanno a lavorare.

Mac colpiti da malware: sfatato un tabù

mercoledì 8 ottobre 2014

L'antivirus serve anche ai pc Apple.

drweb
Gli anni passano ma il mito dei Mac immuni ai virus persiste.
Eppure i fatti sono molto chiari: il malware per Mac esiste e va contrastato.
L'esperto di sicurezza Graham Cluley segnala che la società di sicurezza informatica Dr Web he scoperto l'esistenza di una botnet (rete di computer infetti) che include alcune migliaia di computer della Apple.
Il malware in questione (denominato Mac.BackDoor.iWorm) è risultato presente su oltre 17.000 computer sui quali girava OS X, il sistema operativo di Apple.
A fine settembre, 4.610 di questi Mac infetti erano negli Stati Uniti (26.1% del totale). Altri 1.235 erano in Canada (7%) e 1.227 erano nel Regno Unito (6.9%). Sembra, insomma, che ci sia una certa predilezione per i paesi anglofoni. Non è ancora chiaro quale sia il meccanismo di propagazione.
Cosa può succedere a un Mac infettato? Tutto quello che può succedere a qualunque altro computer: furto d'informazioni, installazione di altro malware, uso del computer infetto come disseminatore di altro malware o di spam, e altro ancora.
Un aspetto particolare di questo malware, oltre al suo effetto sui Mac, è che usa il sito Reddit come canale di controllo: istruzioni in codice postate su Reddit vengono lette dai computer infetti.
Difendersi da questo malware richiede, esattamente come per i computer di altro tipo, l'uso di un buon antivirus e l'installazione pronta degli aggiornamenti.
Se avete un Mac, quindi, non cullatevi nell'illusione di essere invulnerabili e procuratevi un antivirus: ce ne sono sia gratuiti, sia a pagamento, sui siti dei principali produttori di software per la sicurezza informatica.

Ma c'è un problema dal nome Antitrust.


metroweb
Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha dato il mandato al suo amministratore delegato Marco Patuano di trattare per l'acquisto delle Reti in fibra ottica di Metroweb nelle città di Milano e Genova.
Si tratta di una mossa giusta dal punto di vista della gestione ottimale delle Reti e del loro ulteriore sviluppo. 
È una mossa inevitabile dopo che è andato a vuoto il progetto di costituire una nuova società per lo sviluppo delle Reti di nuova generazione fra Telecom e Metroweb, con la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti: Telecom ha rinunciato a scorporare la Rete, che rimane la sua divisione interna Open Access.
Il problema è che l'operazione potrebbe andare in porto da un punto di vista finanziario solo se avrà anche il via libera dalle competenti autorità di garanzia, l'Antitrust e l'Agcom. Inoltre le due authority non dovranno essere in contrasto fra loro, come è accaduto in passato sul tema.

Ricordo di com'era Internet prima dei motori di ricerca.


yahoo directory 1996
Tanti, tanti anni fa il nome Yahoo!era un acronimo: stava per Yet Another Hierarchical Officious Oracle.
A gennaio del 1994, due studenti della Stanford University, Jerry Yang e David Filo, avevano creato un catalogo dei siti di Internet e un paio di mesi dopo lo avevano denominato Yahoo! (con il punto esclamativo).
A quei tempi non c'era ancora Google e non c'erano i motori di ricerca efficienti come li conosciamo oggi: se volevi trovare qualcosa su Internet dovevi chiedere agli amici oppure consultare una directory, ossia un catalogo di siti organizzato per temi. Yahoo! era quindi una risorsa preziosissima per gli internauti.
Il problema di fondo dei siti-catalogo, tuttavia, era che non erano mai sufficientemente aggiornati: Internet cresceva in modo esplosivo e neppure un esercito di catalogatori umani sarebbe riuscito a tenere aggiornati siti come Yahoo!; l'avvento di Google soppiantò definitivamente la catalogazione manuale, ma Yahoo! ha mantenuto attivo, finora, il proprio servizio di directory presso https://dir.yahoo.com.
Ma l'azienda Yahoo! (che da allora è diventata una grande società che offre moltissimi prodotti e servizi informatici) ora sta sfrondando drasticamente i rami secchi ed è quindi venuto il momento di dire addio anche al suo sito-catalogo.
L'annuncio ufficiale della prossima chiusura segnala che il servizio resterà attivo fino al prossimo 31 dicembre dopo vent'anni di onorato servizio: c'è ancora tempo, insomma, per andare a visitare un pezzo della storia di Internet.

Google brevetta lenti a contatto con videocamera incorporata

giovedì 17 aprile 2014

Possono aiutare i ciechi a vedere.

google lenti contatto
I Google Glass potranno anche essere un'invenzione che lascia a bocca aperta, ma l'azienda di Mountain View guarda già oltre.
Ha infatti di recente richiesto un brevetto per delle lenti a contatto "intelligenti", che incorporano delle minuscole videocamere, come illustra il sito PatentBolt.
Google non è nuova alle incursioni nel mondo delle lenti a contatto: qualche tempo fa ne aveva studiato un modello in grado di analizzare le lacrime per stabilire il livello di glucosio.
L'invenzione odierna è però ancora più avanzata e potrebbe addirittura essere usata per aiutare a "vedere" le persone cieche o con difficoltà di vista: i dati delle videocamere permetterebbero di riconoscere gli ostacoli e le caratteristiche delle strade.
«Per esempio» - scrive PatentBolt - «una persona cieca che indossi le lenti a contatto di Google potrebbe camminare su un marciapiede e avvicinarsi a un incrocio. Il componente deputato all'analisi può esaminare i dati relativi alle immagini per capire se c'è un'auto che si avvicina».
Grazie a una connessione wireless, poi, le lenti si potrebbero connettere a uno smartphone, che fornirebbe la potenza necessaria a elaborare i dati raccolti dai sensori.
Il sistema - afferma Google - sarebbe anche in grado di riconoscere i volti.
Tra le caratteristiche più curiose elencate nel brevetto c'è il sistema di controllo: non sarebbe basato sulla voce, si affiderebbe a «schemi unici del battito delle palpebre».